sabato 1 aprile 2006

Il tiglio nostrale

Viril virgulto indomito cui lice
Rinnegar la quiete
Per indagar oscurità purpuree
Di caverne muschiose
Irrorate d'umor d'auguste ninfe
Te contemplo, ormai
Pendulo quale carro di Fetonte
Disciolto da' raggi zeusini,
Né Amarilli né Proteusa
Rimembrano
Lerta fronda del tiglio nostrale
Ch'irride a le tempeste inerpicandosi
Come percosso
Da furor di Dionisio.
Taci.
Ti guardo.
Taci ancora.
La manual perizia di Volcano
Scotendo indarno il ramo rinsecchito
Falla.
La canuta chioma
Prona sul vulnere
Già solitaria sugge linfa priapea
E d'entro fauci alberga la molle lumaca.

Gabriele D'Annunzio - Il tiglio nostrale (1919)

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